Skip to content

La città della disattenzione

20/11/2025

Claudio Farinone

«I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo»

Fernando Pessoa

 

Confesso che in un periodo in cui avverto un forte desiderio di decluttering, com’è di moda dire adesso, sto facendo largo nei miei scaffali e sto abbandonando CD e vinili a favore della musica digitale. Che orrore, penserete, un musicista nato e cresciuto con il rito del long-playing e il fascino della puntina con i suoi saporosi tic tic, oppure, un po’ più tardi, con lo stupore del raggio laser che accarezzava morbidamente il compact disc, ecco che ora preferisce l’arma di distrazione di massa dello streaming, dell’invasione delle playlist e della bassa qualità di Spotify.

Le cose non stanno esattamente così. Per spiegarmi meglio, vorrei evocare il bellissimo film di Wim Wenders del 2023, Perfect Days. Il suo protagonista, Hirayama, addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo, scruta il paesaggio con la sua vecchia macchina fotografica analogica. La sua casa è arredata di pochissimi oggetti essenziali e tutto è rivolto all’attenzione per il dettaglio.

Credo che la città di oggi abbia perso quest’attitudine. Nel caos rumoroso del traffico mentale, degli impulsi continui, nell’esaltazione del multitasking, pratica deleteria detestata dal nostro cervello che l’evoluzione non ha programmato per occuparsi di più cose alla volta, s’annaspa nel trovare uno spazio privo di rappresentazioni. Mi viene incontro la musica, in assoluto l’arte più effimera ed evanescente. Inizia e finisce in un secondo e il silenzio, l’assenza di suono, ne è un elemento essenziale in costante dialogo con il suono stesso.

Sottrarmi da ogni supporto fisico mi aiuta a ritrovare uno spazio privo di distrazioni, che mi permetta di concentrarmi unicamente su ciò che sto ascoltando. Naturalmente serve esercizio e la città di oggi, popolata di continui stimoli che saturano i nostri sensi, ci allontana progressivamente da questa pratica, privandoci di una capacità importante.

L’ascolto della musica presuppone uno sforzo e un costante allenamento dell’orecchio e della mente, come una disciplina sportiva. Vi racconto un’esperienza recente. Mi trovavo ad assistere a una prova d’orchestra quando il direttore, ad un tratto, interrompe i musicisti durante un sontuoso pieno orchestrale, si rivolge all’arpista ed esclama: «attenzione, alla battuta 143 il SI non è naturale, ma bemolle…».

Com’è possibile che in mezzo a un tale marasma sonoro, il direttore abbia potuto captare una differenza così piccola, specie da uno strumento timido come l’arpa? Si tratta di una capacità stupefacente del nostro apparato uditivo detta «ascolto selettivo», che ci consente di concentrarci e isolare un solo suono in mezzo a una miriade di altri. L’ascolto selettivo non è appannaggio esclusivo dei musicisti ma di chiunque. Tuttavia, è provato scientificamente che i musicisti sappiano sviluppare meglio di altri e conservare più a lungo nel tempo questa capacità che in genere tende a sfumare con l’avanzare dell’età.

Intendo Clorofilla come la proposta di un continuo esercizio d’ascolto selettivo, un alambicco da cui scende goccia dopo goccia un distillato di storie, immagini e suoni che si prendano il loro «tempo giusto».

Allo stesso modo, mi sono preso il tempo di elaborare un’altra cover per voi. Ho scelto un brano volutamente noto, considerato come uno dei capolavori di Lucio Dalla sul quale torno volentieri, imbracciando la mia chitarra baritona, strumento che suona in un registro più grave e profondo rispetto ad una chitarra classica normale. Vi invito a coglierne le differenze di suono e a comprendere dove stia l’esercizio della rielaborazione e della reinvenzione, fatta di variazioni sottili, di particolari e di innumerevoli variazioni coloristiche, che sono l’essenza dello strumento che ho scelto di suonare. Prendetevi il vostro «tempo giusto» in una stanza silenziosa, distogliete l‘attenzione dallo schermo e poi, se lo vorrete, scrivetemi a redazione@clorofillarivista.it per raccontarmi il vostro viaggio.

 

 

 


 

L’immagine è The Enraged Musician, un’acquaforte e incisione su carta di William Hogarth del 1741 (fonte)

Dove vado ora? Suggeriamo Cemak, Starrabba e Vale de Gato

Claudio Farinone