Il futuro per molti dei nostri contemporanei sarà in un mondo parallelo, il mondo di fantasmi che i nuovi antichissimi padroni del mondo ci preparano. Scrivo a poche ore dalla notizia dell’entrata in guerra dell’America, che lancia le sue «meravigliose macchine» nei cieli dell’Iran, rinnovando la farsa dell’intervento dell’Irak.
Le suddette macchine volano in appoggio alla strategia radicale di Israele, che ritorna al passato, a vocazioni tribali, intitolando la campagna militare a Giosuè e Gedeone, i quali suggerivano alle proprie bande di eliminare tutti i nemici, compresi donne e bambini, financo i cammelli. Testimone tragica di questa follia è la città di Gaza, ridotta a un cumulo di macerie, monumento alla violenza che scatena reazioni planetarie che confinano con un doloroso universale sentimento di impotenza.
Probabile che questo sia il futuro prossimo, nel quale a molti toccherà la sorte del fantasma: se c’è una cosa che nessuno immaginava pensando al futuro, è proprio questa prospettiva di involuzione. Una involuzione macabra, accompagnata da macchine potentissime, droni, automi, cani meccanici che sfilano in parata coi soldati, satelliti che decifrano ogni frase e movimento. Viene meno l’idea di Futuro che ci eravamo abituati a coltivare, immaginandolo come progressivo costante miglioramento delle condizioni e dello stile della convivenza. Il futuro si annuncia tecnologico, demagogico, e selettivo secondo criteri di forza e di egemonia, liquidando i concetti umanisti che sottostavano alle nostre costituzioni, nate dopo le guerre della metà del novecento.

Gaza, che annuncia questa possibile direzione delle cose del mondo, rinnova nel suo genocidio altri genocidi, come abbiamo imparato celebrando con questo spirito la tragedia di Varsavia, di Auschwitz, nelle quali si specchiano le stragi degli Armeni, del Ruanda, della Cambogia, e altre simili macellerie.
Da queste considerazioni nasce la canzone La riviera dei fantasmi: la sciagurata profezia di Trump di una riviera turistica da costruire sulle macerie di Gaza, diventa la città dei fantasmi che già accolgono i fantasmi di tutte le simili stragi.
Impossibile fare previsioni: ma è certo che un mondo senza utopie è un mondo che non può immaginare un futuro migliore del presente. Ci aspetta, a quel che sembra, un lungo presente immobile, nel quale ci eserciteremo a spiare i segni di altri mondi possibili. Probabilmente sarà opportuno anche diventare invisibili, per evitare di essere indagati dalle memorie delle intelligenze artificiali, sempre più poliziesche.
Per ora, ci alleniamo a convivere coi fantasmi.
Dove vado ora? Suggeriamo di provare Claudio Farinone, Leonardo Cemak e Andrea Clanetti


