
A Bruxelles tutto è possibile. O meglio, tutto esiste. Chiudete gli occhi e provate a immaginare qualcosa di assurdo e di impensabile. Qualcosa di impossibile, che crediate possa essere irrealistico nel 2025, nell’Europa Nord-Occidentale. Non so a cosa abbiate pensato, ma vi posso assicurare che quella cosa lì, a Bruxelles, esiste. Così come esistono anche spazi di espressione teatrale non convenzionali, di difficile definizione, piuttosto trasversali, nella forma e nel contenuto.
Uno di questi spazi si chiama TransfoCollect, un progetto che nasce nel 2013 a Schaerbeek.
Siamo nel Nord della regione brussellese, in uno dei comuni più grandi ed eterogenei della capitale europea, dove convivono classi popolari (che spesso sbarcano alla Gare du Nord da ogni sud del mondo) e famiglie borghesi che vivono in lussuose abitazioni, parte del patrimonio architettonico della città.
Proprio a Schaerbeek, non lontano dalla Stazione Nord, presso il centro culturale fiammingo GC De Kriekelaar, nell’autunno 2013, il theatermaker Haider Al Timimi, il musicista e tecnico del suono Jeff Nuyttens e il dramaturg e docente di teoriche teatrali Geert Opsomer hanno avviato, in collaborazione con la scuola di alta formazione professionale fiamminga RITCS (Royal Institute for Theatre, Cinema and Sound), il progetto «scuola precaria», denominato TransfoCollect.

Nella visione iniziale del progetto si metteva l’accento sull’aspetto pedagogico, configurando TransfoCollect come uno spazio aperto a tutti coloro che volessero avvicinarsi alle arti sceniche ma che, per svariati motivi, non riuscivano ad accedere al settore professionale o alle formazioni ufficiali delle Fiandre. Da qui la definizione di «scuola precaria», cioè di una scuola non convenzionale, non riconosciuta formalmente, ma luogo di formazione e ricerca teatrale a tutti gli effetti.
Quindi TransfoCollect è una scuola? Non proprio, perché anche se l’aspetto pedagogico è importante, non è l’unico. Attraverso workshop, settimane intensive di lavoro e momenti di spettacolo, TransfoCollect ha sviluppato un proprio linguaggio artistico intorno alla prefigurazione di nuovi mondi e nuove forme di convivenza, intorno a tematiche civili e politiche, come il ruolo dell’amore nella soffocante società neoliberista, come l’urgenza ecologica e sociale del contemporaneo, come la riflessione sugli spazi di espressione creativa nel mondo iper-burocratico e neo-bellicista. Numerose sono state le performance, create dal 2013 ad oggi, che hanno posto al centro del palco una riflessione su tali contenuti, attraverso il prisma del vissuto intellettuale e fisico di decine di giovani brussellesi, protagonisti in scena con le loro storie e le loro emozioni, attraverso la parola, il corpo, la musica, il poetry-slam, la costruzione di costumi e oggetti di scena, la realizzazione di installazioni, fisse o mobili, la creazione di immagini. Un vero e proprio laboratorio permanente di creazione teatrale, alimentato dal desiderio artistico dei suoi partecipanti.

Allora TransfoCollect è un centro di produzione teatrale? Non proprio, perché ogni spettacolo non è mai un «prodotto finale», ma piuttosto un momento di condivisione pubblica di un percorso di ricerca specifico. Ecco, forse ricerca potrebbe essere la parola migliore per definire TransfoCollect: uno spazio permanente di ricerca collettiva e multidisciplinare. Numerosi sono i giovani (e meno giovani) brussellesi che all’interno di questo spazio hanno trovato la possibilità di esprimersi e di trovare la propria strada creativa nel settore teatrale fiammingo.
Sono stato fra i primi partecipanti a questo percorso, quando ero da poco in Belgio e, pur avendo una pluriennale esperienza attoriale, maturata soprattutto in Italia, cercavo faticosamente di trovare un possibile sbocco professionale nel campo delle arti performative. Insieme a me Adnane, Ahmed, Ali, Alice, Amélia, Amir, Anthony, Atta, Axelle, Beyza, Cinzia, Élohime, Emiliano, Farbod, Giulia, Hakim, Hana, Hasibullah, Jacques, Kelly, Khaled, Kristof, Lien, Luna, Layla, Louay, Louky, Marinella, Nouha, Pitcho, Rinaldy, Roel, Ruben, Serdi, Solange, Souleyman, Stefan, Stève, Tressy, Valeria, Beste, Sarah, Haider, Jovial, Ahlaam, Karim, Gorges, Michiel, Jeff, Fien, Gokhan, Sofie, Bart, Gailor, Marlies, Bilal, Louis, Abdulaye, Bilan, Chiraz, Elise Francis, Said, Samy, Sarah, Sihame, Erika, Gertrude, Adriaan, Rose, Fatiha, Candice, Fabiana, Sara, Juliette, Maya, Guillaume, Kamalya, Esther, Aurelie, Demir, Marta e tanti altri e tante altre giovani brussellesi, hanno potuto esprimersi e raccontare le loro storie che fanno la storia di una città e di un mondo dove gli spazi per far sentire la propria voce sono sempre più ristretti e troppo istituzionali.

Eppure, con le istituzioni si deve dialogare. A volte questo dialogo assomiglia a un incontro di boxe, ma pur sempre dialogo è, corretto e leale fino all’ultima ripresa. Partendo sempre da Schaerbeek abbiamo creato rete e scambi con diversi Festival e Centri di Produzione Teatrale delle Fiandre (tra gli altri Arsenaal, Monty, Viernulvier, Kaaitheater, LAFS, Theaterfestival).
Naturalmente il pur importante supporto di queste istituzioni teatrali (così come quello del Kriekelaar e del RITCS, che non è mai mancato dall’inizio ad oggi) non può però essere sufficiente per spiegare materialmente un’attività così continua e costante nel tempo. Infatti, senza il supporto del Ministero della Cultura delle Fiandre, probabilmente oggi TransfoCollect non sarebbe quello che è, anzi probabilmente non esisterebbe neanche più. Non è mia intenzione lodare il Governo Fiammingo, né tantomeno la costruzione comunitaria belga che, di fatto, consente di avere ben due ministeri dei beni culturali (uno neerlandofono e uno francofono) su un territorio vasto come la Sicilia e popoloso come la Lombardia e che fa della produzione e diffusione culturale strumenti chiave della divisione del paese.
È un dato di fatto però che, dagli anni Ottanta in poi, il Belgio, e in particolar modo le Fiandre, abbiano investito grandi quantità di denaro pubblico in cultura e istruzione. Questo ha permesso al paese di diventare, nel corso degli ultimi quarant’anni, il centro del teatro europeo. Nonostante negli ultimi dieci anni ci siano stati progressivi tagli alle sovvenzioni per il settore, il supporto pubblico rimane notevole ed è proprio in questo contesto che una realtà come TransfoCollect può esistere e resistere. Il riconoscimento del valore pedagogico e artistico del nostro lavoro ci ha permesso di costruire e rafforzare una realtà che fa dell’eterogeneità (a livello sociale e artistico) uno dei suoi tratti distintivi.

Per molti membri storici dell’organizzazione, che lavorano da anni nel settore a più livelli, come il sottoscritto, essere in TransfoCollect, a seconda delle occasioni come partecipante, coach, attore, regista, drammaturgo, membro del nucleo artistico o coordinatore, significa avere lo spazio e la libertà di poter sviluppare una ricerca artistica al di fuori delle stringenti ed esigenti dinamiche del settore stesso, sempre più schiavo del mercato e di logiche neoliberiste che fanno dell’artista-individualista un prodotto da mercificare e sfruttare.
Nella stagione 2025/2026 il gruppo base di TransfoCollect ha sviluppato un percorso di ricerca ed elaborazione teatrale su figure e strutture di potere nella società occidentale contemporanea, a partire da Il balcone di Jean Genet. A luglio 2025 debutta lo spettacolo-cabaret, frutto di questo processo creativo, presso il GC De Kriekelaar di Schaerbeek.
A seguire ci saranno altri progetti, come la realizzazione di diversi atelier di creazione artistica presso La Devinière a Charleroi, uno degli ultimi centri psichiatrici in Europa senza barriere né farmaci, nato dal movimento antipsichiatrico basagliano, che cura la malattia mentale di bambini e adulti attraverso trattamenti terapeutici basati sulla riabilitazione e l’emancipazione personale. Questi atelier saranno propedeutici alla realizzazione di un film documentario ad opera del regista fiammingo Jan Vromman.
Infine, TransfoCollect lavorerà con l’associazione Zinneke per realizzare la Zinneke Parade 2026, sfilata che si tiene a Bruxelles ogni due anni, un evento culturale totale che coinvolge migliaia di abitanti, associazioni e organizzazioni della capitale belga. L’edizione del 2026, a tema «sogno», è prevista per sabato 30 maggio.
Ci vediamo a Bruxelles, dove tutto esiste.


