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L’artista non ha fretta

11/09/2026

Claudio Jaccarino

Ho cominciato a disegnare negli anni Ottanta in Argentina, dove vivevo con la mia famiglia a Willaldea, il villaggio del teatro, parte del progetto di cooperazione internazionale «Orizzonte 1992». Dal 1995, al rientro in Italia, ho fatto ruotare tutta la mia vita (anche economica) intorno al disegno, al colore, alla pittura e all’acquarello. È stato difficile, ma la possibilità di unire lavoro, arte e passione in un solo gesto mi ha dato e mi dona tuttora molta gioia che mi aiuta a superare gli ostacoli quotidiani.

Pesci rossi, 1997

«Bisogna vedere con forza, guardare con dolcezza. Bisogna osservare ciò che è lontano come se fosse vicino, ciò che è vicino come se fosse lontano». Così dice un samurai.

La pittura è una esperienza di esplorazione — non soltanto visiva, ma anche tattile, uditiva e sinestetica. È un’esperienza di ambientamento, nel senso che il pittore si fa tutt’uno con il paesaggio, con il mondo che lo circonda, vi si installa e si trova a suo agio.

L’ambiente, il paesaggio non è più l’oggetto della pittura, non è tanto qualcosa da rappresentare quanto un modo di vedere. Camminando si impara naturalmente a respirare; con il respiro si apprende a dipingere: si fa entrare in risonanza la natura esteriore e l’interiorità umana.

Aliano (Mt), ultimo giorno del festival La luna e i calanchi. Dal libro «La poesia dell’incontro. La luna e i calanchi» con poesie di Paolo Vachino e acquerelli di Claudio Jaccarino, La Memoria del Mondo, 2023

L’acquarello è proprio come un viaggio a piedi dove i termini «semplicità», «essenzialità» e «spontaneità» sono lo scopo di una ricerca e non elementi acquisiti in partenza. Camminando si impara a fare a meno di molte cose che al principio ci sembravano necessarie. Accade così con l’acquarello: imparare a togliere segni e gesti inutili, rispettare il proprio respiro, ascoltare le emozioni e coltivare l’intuizione. Solo camminando si disegnano nuovi sentieri. Ogni colore chiama.

Guardare è ricevere. Disegnare è restituire. Camminare con i colori ad acquarello è la gioia. Il respiro ascolta le onde del mondo.

I libri nell’immagine qui sopra sono nati grazie ai viaggi a piedi in compagnia e con la guida del fotografo Riccardo Carnovalini. Grazie al cammino, il mio modo di disegnare ad acquarello è profondamente cambiato. Cerco pagliuzze di luce. Il disegno è la zona in cui le cose rinunciano alla loro solitudine e si avvicinano. Le mani vogliono vedere, gli occhi accarezzano.

Poco prima di scrivere queste righe, ho terminato di leggere l’autobiografia di Hans Hartung. Il racconto della sua pittura inizia con la paura dei fulmini che lo possedeva da bambino. Scopre il modo di vincere questo terrore disegnando rapidamente i lampi sul suo quaderno. Questo aneddoto dell’infanzia di Hartung viene illuminato dalle affermazioni di Aby Warburg sul bisogno espressivo dell’uomo di partire dall’esperienza sensoriale della paura.

Il Ponte Carlo di Praga, 2004

La considerazione formale dell’immagine è incapace di comprendere la sua necessità biologica come prodotto intermedio tra la religione e l’arte. Bisogna che l’arte e la cultura siano forze prepotenti come la fame, profonde come la paura. «Io parlo con la mia mano, tu ascolti con i tuoi occhi, noi ci comprendiamo con un sorriso» (Shitao).

Passeggiando per Stoccolma, 2005

In Cina, la pittura godeva di particolare reputazione in vincente competizione con il reale. Si racconta che l’imperatore fece cancellare una cascata da un dipinto collocato nella sua stanza perché il rumore dell’acqua gli impediva di dormire. Questa storia può essere letta insieme all’opinione di Leon Battista Alberti, che consigliava a chi non riuscisse a prendere sonno la contemplazione di dipinti raffiguranti fontane, fiumi e cascate. Questi due aneddoti rivelano in maniera eloquente il potere misterioso delle immagini, potere che il pittore domina e al quale soggiace allo stesso tempo.

 


 

Gli acquerelli che corredano il pezzo sono fatti nei luoghi «alla prima», cioè senza correzioni. Immagine in evidenza: Rio Terà dei Biri, Venezia, 2024 (particolare)

Claudio Jaccarino sta realizzando con l’editore La Memoria del Mondo di Magenta una serie autobiografica in 12 volumi dal titolo «La Memoria sono pagine colorate». I primi due titoli Di segni di sogni e La via dell’acquarello sono disponibili in libreria e presso il Laboratorio di Cromografia in via Giambellino 131, Milano. Tutti i libri della serie si situano all’incrocio tra scrittura e pittura, tra disegno e poesia.

Claudio Jaccarino