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Le grandi sfide di Bruxelles sono il prezzo del suo successo

20/11/2025

Philippe van Parijs

Il successo di Bruxelles

Nel suo libro intitolato Triumph of the City, l’economista di Harvard Edward Glaeser osserva che l’evoluzione demografica è l’indicatore più affidabile dello stato di salute di una città. Dopo aver raggiunto un primo picco nel 1968, nei successivi venti anni la popolazione di Bruxelles è diminuita del 10%. Bruxelles, a quel punto, stava davvero male. La popolazione della città si è prima stabilizzata e in seguito ha registrato un aumento vertiginoso. Dal 2000, gli abitanti di Bruxelles sono cresciuti del 31%, contro il 16% delle Fiandre e l’11% della Vallonia, le due altre regioni del Belgio.

Triumph of the City ha un sottotitolo roboante: «Come la nostra invenzione più grande ci rende più ricchi, più intelligenti, più verdi, più sani e più felici». La storia recente di Bruxelles basta a confutare questa esorbitante affermazione? Niente affatto. È vero che il reddito medio imponibile dei residenti di Bruxelles, un tempo ben al di sopra della media nazionale, è ora di molto inferiore. Tuttavia, in una città con sempre più diplomatici e funzionari internazionali, che non versano l’imposta sul reddito personale all’erario belga, il reddito reale equivale sempre meno al reddito imponibile.

Inoltre, e questo è molto più importante, la popolazione di Bruxelles — che ora conta 1 milione e 250 mila abitanti — non è affatto statica: dal 2000 si sono registrati più di 1 milione e mezzo di nuovi arrivi e oltre 1 milione e 400 mila partenze. In media, le persone che lasciano Bruxelles godono di un reddito e di un capitale umano molto più alti di quelli con cui erano arrivate. È questa fluidità che ci permette di affermare, con Glaeser, che una città come Bruxelles «ci rende ricchi» anche se il reddito medio diminuisce. I residenti di Bruxelles possono andar fieri di ciò che la città offre a chi vi risiede per qualche tempo e anche di ciò che apporta al resto del Belgio e dell’Unione europea.

Ma questo successo porta con sé sfide colossali. A causa della struttura della sua crescita, la popolazione di Bruxelles è ora assai varia. Quasi il 40% dei residenti sono stranieri e un 40% ulteriore belgi di recente provenienza straniera. I belgi con entrambi i genitori nati belgi sono adesso appena il 20% degli abitanti. A Bruxelles si parlano centinaia di lingue. Il 15% della popolazione adulta non può comunicare facilmente né in francese né in olandese, questo in una città dove una buona padronanza di entrambe le lingue è decisamente un vantaggio.

La tragedia di una scuola elementare

Questa metamorfosi demografica ha un’influenza diretta su diversi aspetti della vita in città. In primo luogo sull’istruzione, che secondo Glaeser è un fattore chiave per sostenere il dinamismo di una città. Basisschool Balder, un documentario trasmesso alla fine dell’estate 2025 della televisione pubblica fiamminga VRT, lo illustra in modo drammatico. Il documentario ha seguito per un anno intero questa scuola elementare che si trova nei pressi della grande stazione ferroviaria a sud di Bruxelles. Le lezioni si tengono in olandese, la lingua di riferimento della componente fiamminga del Belgio, ma gli alunni a casa parlano molte altre lingue e usano l’olandese molto raramente fuori dalla scuola.

La scuola elementare Balder (fonte)

Pochi mesi prima della fine dell’anno scolastico, la scuola ha dovuto chiudere una classe e mandare gli alunni, la maggior parte dei quali con una padronanza ancora molto scarsa della lingua scolastica, in altre scuole. Il panorama urbano di Bruxelles è prevalentemente francofono, e questo rende ancor più dura la sfida per le scuole dove si insegna in olandese. Eppure, la possibilità di diventare bilingue francese-olandese frequentando le scuole dove si insegna in olandese è dell’83% contro solo il 6,5% in quelle dove si parla francese. È quindi comprensibile che genitori di ogni estrazione, consapevoli dell’importanza di una buona conoscenza dell’olandese, scelgano per i propri figli scuole dove le lezioni si tengono in olandese. Qui occorre ricordare che in Belgio la pubblica istruzione non è gestita dallo stato federale, bensì in modo indipendente dalle Comunità francofona, fiamminga e germanofona, corrispondenti alle principali suddivisioni amministrative del paese. Nella regione autonoma di Bruxelles, che è ufficialmente bilingue, le prime due sono responsabili dell’istruzione.

Il motivo principale di questa difficile situazione è che la Basisschool Balder non riesce ad assumere e a trattenere gli insegnanti di cui ha bisogno per coprire tutti i corsi. E questo, a sua volta, si deve soprattutto all’impatto che il «successo» di Bruxelles ha sul costo della vita. Gli alloggi a Bruxelles sono cari. La fluidità della popolazione neutralizza in gran parte gli sforzi di porre rimedio alla crisi abitativa aumentando l’offerta di alloggi: con più alloggi e case meno care, meno famiglie sono costrette a lasciare Bruxelles, ma non diminuiscono quelle che vogliono trasferirsi in città.

Resta sempre molto meno costoso andare a vivere attorno Bruxelles. È in queste zone, anche a una certa distanza dalla capitale, che continueranno a stabilirsi la maggior parte degli insegnanti di lingua olandese, soprattutto quando mettono su famiglia, e spesso cercheranno e troveranno un lavoro più vicino a casa. Tutto questo si traduce in una carenza di insegnanti che colpisce gravemente l’istruzione in lingua olandese a Bruxelles. Questa dinamica minaccia anche il futuro delle scuole francofone che usano il sistema detto «a immersione olandese», dove i corsi vengono impartiti in entrambe le lingue, che rappresenta l’unica realistica speranza che queste ultime possano diplomare più di una piccola minoranza di studenti bilingui.

Il caso della Basisschool Balder è chiaramente estremo, ma dà la misura della sfida che tutte le scuole della regione di Bruxelles devono affrontare: classi in cui pochissimi studenti parlano la lingua scolastica a casa, il timore diffuso di non riuscire a insegnare sia il francese che l’olandese ai bambini e le difficoltà di reclutamento causate dal costo degli alloggi.

Spetta alle Comunità francofona e fiamminga adottare le misure necessarie per evitare una crisi disastrosa. I residenti di Bruxelles hanno il diritto di pretenderlo. Ma hanno anche il dovere di fare la loro parte, in particolare imparando le lingue e incoraggiandone l’apprendimento con tutti i mezzi a disposizione. Un multilinguismo diffuso è indispensabile se si vuole che la diversità linguistica di Bruxelles non sia una calamità ma una straordinaria risorsa. La prima  Settimana del Multilinguismo di Bruxelles, prevista per febbraio 2026, intende mobilitare scuole, imprese e il settore culturale al servizio di questo obiettivo.

Mobilità, sicurezza, sistema elettorale

Le sfide dovute al «successo» di Bruxelles non riguardano solo la casa e la scuola. Anche la mobilità ne risente in modo massiccio. Quando una piccola regione vede crescere la popolazione del 31%, è fondamentale, per evitare la paralisi e il soffocamento, rendere più facile la vita di pedoni e ciclisti, migliorare il sistema dei trasporti pubblici e scoraggiare l’uso individuale dell’auto. Non è quasi mai facile attuare queste misure ed è ancor più difficile convincere tutti ad accettare il fatto che sono necessarie.

Murale di Quick e Flupke a Bruxelles (fonte)

Si tratta anche di una questione di sicurezza. Bruxelles non è più la città di Quick e Flupke, i monelli di Hergé che si mettono sempre nei guai con il poliziotto locale. Dobbiamo sfatare i tabù. Per affrontare le minacce informatiche, porre fine alla guerra fra le bande del narcotraffico e garantire la sicurezza intorno alla Gare du Nord e alla Gare du Midi, le grandi stazioni ferroviarie a nord e a sud del centro cittadino, occorre unificare le forze di polizia (in città operano ancora sei diversi corpi di polizia la cui azione incappa a volte in conflitti di competenza). E per far sì che in alcuni quartieri la polizia non venga più percepita come un presidio della legione straniera, è giunto il momento di consentire alle donne velate di prestare servizio.

Non vanno assolte neppure le istituzioni politiche. L’attuale sistema elettorale regionale è stato concepito per una Bruxelles binaria composta da due tribù stabili e mutuamente esclusive, una di lingua francese e una di lingua olandese. Questa Bruxelles non esiste più. Per evitare il ripetersi di situazioni di stallo suicida, occorre abolire il sistema del collegio elettorale duale — uno per i francofoni e uno per i neerlandofoni — conservando però la garanzia di rappresentanza di entrambi i gruppi linguistici nel parlamento e nel governo di Bruxelles. Infine, se vogliamo evitare di allontanarci sempre di più dal principio del suffragio universale, non è meno essenziale e urgente estendere il diritto di voto al quasi 40% dei residenti adulti non belgi nelle elezioni per la regione di Bruxelles.

Cosa possono fare i brusselers

Le riforme istituzionali sono quindi necessarie e si deve fare pressione per tradurle in realtà. Ma i residenti di Bruxelles non devono limitarsi a protestare; hanno di meglio da fare. Infatti, si può passare all’azione per far funzionare meglio Bruxelles ogni giorno dell’anno, ciascuno a suo modo, ciascuno nel proprio settore e al proprio livello. Si possono creare e rafforzare i rapporti con la grande varietà di brussellesi che incontriamo a scuola, al lavoro, in strada o al parco. Ogni occasione è buona: le feste di strada, le inziative di pulizia del quartiere o i tavoli di conversazione. Ci si può mobilitare per avere strade più sicure, migliorare la qualità dell’aria o piantare più alberi. Insieme si possono raggiungere molti obiettivi.

Ovviamente sarebbe tutto più facile se tutte le persone che condividono la città condividessero anche la stessa lingua, la stessa cultura e la stessa religione. Eppure, dà una soddisfazione speciale superare i tanti ostacoli alla coesione eretti negli anni dal «successo» di Bruxelles. La mobilitazione multicolore che ha sostenuto la candidatura di Molenbeek a Capitale europea della cultura 2030 ne è un esempio perfetto. Il municipio brussellese di Molenbeek, che comprende alcuni quartieri assai problematici per l’integrazione sociale e culturale, era entrato nella rosa finale per l’assegnazione del titolo. A settembre del 2025 la commissione nazionale ha scelto Lovanio, ma la mobilitazione, benché infruttuosa, resta straordinaria. Ma anche il sorriso fugace che riceviamo lasciando il posto in metropolitana a un passeggero più fragile di noi, o quando gettiamo nel cestino una lattina lasciata sul marciapiede, oppure quando ci fermiamo in bici per far passare l’autobus o un pedone sono piccoli tributi al piacere di vivere in questa città e gesti che ci ricordano di non mollare mai.

Presentazione della candidatura di Molenbeek a Capitale europea della cultura (fonte)

 


 

Una versione di questo articolo è apparsa nella rivista trimestrale belga Wilfried, num. 32 | autunno 2025. Il testo in italiano è stato rivisto, aggiornato e ampliato da Philippe per i lettori di Clorofilla

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