Ubaldo — Incontro Roberto Mazzetto nel suo laboratorio di stampa d’arte e gli chiedo di raccontare ai lettori di Clorofilla come è nato il progetto della Bottega del Tintoretto
Roberto — Negli anni Ottanta cercavamo assieme a un gruppo di amici e artisti uno spazio creativo — o comunque produttivo — dove avremmo potuto mettere a frutto le nostre capacità. Lo abbiamo trovato sotto l’abitazione del Tintoretto. È un locale grande senza divisioni interne dove lui stesso ha lavorato per realizzare grandi tele con i suoi assistenti. Noi ci abbiamo aperto la stamperia, portandoci macchinari antichi che venivano sostituiti da altri in grado di produrre più velocemente. Ma nel nostro mestiere la velocità è a scapito della qualità. Ti faccio un esempio: l’inchiostro ci mette 24 ore ad assorbirsi ed essiccarsi sulla carta, quindi dobbiamo attendere un giorno intero per utilizzare la stampa dopo averla realizzata

Parli già del tempo che ci vuole per fare le cose bene. Entrare nella tua bottega è come entrare nella macchina del tempo
Forse, ma è anche un effetto scenico. Assomiglia un po’ a ciò che fanno i pittori quando dispongono la luce e gli elementi nello spazio per fare della tela un palcoscenico. Per esempio, le luci nel nostro laboratorio creano un certo effetto e favoriscono l’attenzione. Naturalmente, ci sono le macchine antiche e prestigiose, alle quali chiediamo esattamente ciò che hanno saputo dare in passato. Molti ce le hanno cedute volentieri perché sapevano che le avremmo usate con la stessa passione

Quanti sono gli stampatori in Europa e nel mondo che posso raccontare la tua stessa storia?
Sono più gli artigiani che sanno fare questo mestiere rispetto a quelli che sanno anche raccontarlo, soprattutto ai clienti. A me piace raccontare ciò che facciamo, ma non ho una visione mercantile del mio lavoro. Il nostro obiettivo nella bottega non è ottimizzare produzione, tempi di lavorazione e ricavi

Si direbbe che tu abbia portato nella bottega sia le macchine di una volta che la concezione del tempo di una volta
Sì, è una concezione naturale. Noi lavoriamo con la carta che è un materiale naturale. Prima di poter essere stampata, la carta deve essere trattata. Per esempio, la si può bagnare per rilassare le fibre che diventano flessibili e pronte a raccogliere il colore che sta nella matrice. Ma l’acqua in eccesso deve essere poi eliminata e tutto il processo ha bisogno di tempo, pazienza e cura

Un’ultima domanda, Roberto. Voi stampate anche libri. Qual è secondo te il futuro del libro?
Molti dicono che la gente non vuole più i libri. Non è così. Quando consegno un libro a un cliente, chi lo riceve sente subito che l’oggetto lo incoraggia ad avere un rapporto personale. In bottega ci sono stampe che hanno più di un secolo; perché dovrei preoccuparmi di cosa sarà delle stampe e dei libri che facciamo noi oggi fra un secolo ancora? Sentiremo sempre che l’autore, tramite il libro che tengo in mano, sta parlando direttamente a me. Certo, le cose cambiano e ci dobbiamo prepare al cambiamento; ma cambiamento non vuol dire sostituzione. Negli spazi infiniti della nostra mente c’è posto per il libro e c’è posto per il computer. Io devo pensare che sarà un futuro meraviglioso
La documentazione visiva è di Ubaldo Stecconi, Fondamenta dei Mori, Venezia, ottobre 2025. Cliccare qui per saperne di più sulla Bottega del Tintoretto











