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Numero uno: editoriale

09/11/2025

Ubaldo Stecconi

La domanda che racchiude il tema di questo primo numero di Clorofilla, «Un paese per chi?», fa pensare al titolo del romanzo di Cormac McCarthy Non è un paese per vecchi e al suo contrario, perché sembra proprio che il nostro non sia più un paese per giovani. Ma occorre usare una parola diversa da «paese», perché l’invecchiamento della popolazione non è un fenomeno solamente italiano. Francesco Scalone nella sua intervista dice che osserviamo una situazione eccezionale «nei paesi occidentali e sviluppati, ma anche in altri contesti geografici». I pezzi che vengono dalle Filippine, che è davvero un paese per giovani, ci aiutano a mettere a fuoco per contrasto la transizione demografica. L’editrice Karina Africa Bolasco ci assicura che è facile per un giovane autore filippino di talento vedere pubblicate le sue parole. John Bengan — di cui presentiamo un racconto — ne è una prova.

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione ha mille ramificazioni, oltre l’età media degli autori che si vedono in libreria. Tocca l’equilibrio dei conti dello stato, il funzionamento dell’economia e innumerevoli politiche pubbliche dalla sanità all’immigrazione. Tocca i rapporti sociali, a partire da quelli fra generazioni. Soprattutto, tocca le sfere dell’immaginario: arte, spettacolo, cultura, persino la pubblicità. Le sfere dell’immaginario comprendono anche le aspirazioni che sorgono dal corpo sociale, la visione del futuro collettivo e l’ideazione politica, che in una popolazione invecchiata stentano e rischiano di avvizzire. Lo dice Giulia Massolino parlando di come ringiovanire la politica in Italia e delle difficoltà del campo progressista: «Non riusciamo a offrire un’idea di futuro migliore e a far venire alle persone la voglia di raggiungerla». Proiettando l’idea su un piano assoluto e senza tempo, lo dice Enea nell’intervista che ha concesso a Fernando Gentilini: «una civiltà che non vuole estinguersi deve scommettere sul futuro». Anche il romanzo poliziesco di Diego Marani è ambientato nel futuro, per quanto inquietante.

Ecco perché abbiamo pensato che la domanda giusta da fare dovesse essere del tutto generale: «Un paese per chi?». Tutti gli undici autori a cui ci siamo rivolti possono dire la loro sul tema, da esperti. Non abbiamo presentato l’invito come una gabbia, chi voleva darci un contributo fuori tema doveva sentirsi libero. Ma alla fine quasi tutti hanno risposto in tema; a cominciare da Francesco Scalone, che il nostro redattore Jack Lucchetti ha intervistato proprio perché è un autorevole demografo. Le sue parole sono un po’ il fondamento fattuale e scientifico di tutto il numero e si trovano nella sezione Per la mente, la più corposa.

Edoardo Ripani affronta la questione raccontando cosa fanno in Belgio per aprire i mestieri del teatro ai giovani e guardano al domani a modo loro — ovvero con parole e musica — anche David Riondino e Claudio Farinone. Riondino commenta in ottica futura questo sciagurato 2025. Farinone, che è anche un nostro redattore, propone e illustra un arrangiamento della canzone di Lucio Dalla intitolata Futura. La sezione Per l’orecchio non poteva cominciare meglio. Due grandi artisti visivi, Andrea Clanetti e Leonardo Cemak, completano il quadro — e anche la sezione Per gli occhi comincia alla grande.

La pagina Chi siamo riporta gli obiettivi del progetto Clorofilla, non occorre aggiungere molto qui. Vogliamo sviluppare un discorso che vada alla radice dei grandi temi che di volta in volta affronteremo. Vogliamo contrastare la tendenza a scrivere per l’oblio, che gli schermi digitali hanno esasperato. Vogliamo mettere in circolazione piccole dosi di antidoto contro la disinformazione. E se denunciamo o critichiamo quello che non va, vogliamo resistere alla tentazione di fermarci all’indignazione o al piagnisteo. I pezzi di questo numero traducono le intenzioni in realtà? Decisamente sì. Qualche esempio. Riondino, Farinone e Clanetti riflettono per iscritto sulle loro opere — altro che contenuto digitale effimero. L’intervista a Scalone finisce con lo slancio e la vivacità di una risata — altro che piagnisteo. Ogni pezzo, a partire da quelli letterari, è ben documentato e frutto di ricerche serie — altro che bufale. È anche così che si ripara e si consolida la casa dei segni dove tutti viviamo. Buona lettura, buona visione e buon ascolto.


 

Dove non diversamente indicato, tutte le immagini del numero sono per gentile concessione degli autori. Le immagini del portale e di questa introduzione sono particolari del Polittico dell’Agnello Mistico di Jan e Hubert Van Eyck (1426-1432), Cattedrale di San Bavone, Gand (fonte)

Ubaldo Stecconi