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Ci sarà un’altra «Futura»?

10/07/2025

Claudio Farinone

Vi confesso di non avere mai amato le cover, soprattutto quando si tratta di canzoni. Mi manca l’atto creativo, un processo che mi faccia percepire uno sguardo unico e insostituibile. Penso che una canzone scritta con arte non sia solamente il frutto di un felice sposalizio tra musica e parole ma una succulenta ricetta composta da svariati ingredienti. Ne sbagli uno e la maionese impazzisce.

Ve la immaginate La donna cannone di Francesco De Gregori senza il magnifico arrangiamento e la condotta degli archi scritti da Renato Serio? Oppure Private investigations dei Dire Straits senza la mirabile contrapposizione delle chitarre — classica ed elettrica — di Mark Knopfler e la saporosa mistura tra quel modo singhiozzante di suonare, riconoscibile alle prime note e la sua voce che scava le profondità delle frequenze e dell’anima? Sono solo i primi esempi che mi vengono in mente. Ve ne potrei fare centomila.

Le canzoni sono frutto dell’intuizione, a volte di una sola persona, altre volte di virtuose alchimie di diverse sensibilità, che si mettono al servizio di un unico obiettivo. Possono essere politiche, romantiche, stralunate, bizzarre… o tutte queste cose insieme. Perché l’atto creativo che mi manca nelle cover non è una direzione o una scelta bensì il modo di vivere e leggere la nostra piccola storia terrena.

Tante canzoni hanno fatto la rivoluzione e altrettante ci hanno cambiato la vita. Oggi, in questo primo numero di Clorofilla ci occupiamo di futuro. E così mi domando quale possa essere il destino di quest’arte dell’apparente semplicità, spesso offesa dal termine insensato di «musica leggera». L’era nella quale stiamo transitando ha invaso l’arte dei suoni con gli algoritmi, le playlist, l’immaterialità digitale; elementi che, se da una parte ci permettono, almeno in teoria, di varcare gli oceani con la nostra musica, dall’altra ci hanno fatto perdere la percezione del fare, del costruire, dello scalpello dell’artigiano, con un’evanescenza che non ha precedenti. La qualità e il senso hanno smarrito la loro centralità a favore del visivo, del personaggio, del contorno. La musica, specialmente in certi ambiti, si guarda, prima ancora di ascoltarla. È una barca abbandonata sulla riva, privata del suo elemento naturale, sopra il quale ha smesso di fluttuare.

 

Una delle canzoni che mi ha veramente cambiato la vita è Futura, di un artista inarrivabile come Lucio Dalla. Non so proprio dirvi se ci saranno altre «Futura» negli anni a venire. Impossibile parlare di futuro e di speranza con altrettanta densità come ha fatto questa canzone. Le parole da sole non bastano; serve la ricetta vincente.

La storia è nota: il cantautore bolognese scrisse questo capolavoro a Berlino. Almeno così diceva; non è dato sapere quale sia il confine tra la realtà e la fantasia nei suoi racconti. Il sospetto nasce quando Dalla raccontò di essersi seduto su una panchina a Checkpoint Charlie, il luogo di raccordo tra l’est e l’ovest. A un certo punto scese da un’auto niente meno che Phil Collins, per andarsi a sedere sulla panchina accanto. Dalla decise di non importunarlo, preferendo assaporare la magia di quel momento in silenzio. Subito dopo, scrisse in pochi attimi folgoranti la meravigliosa canzone. È la storia di due amanti, uno di Berlino Ovest e l’altra dell’Est che provano a immaginare un futuro, decidendo di mettere al mondo un figlio. E se è una femmina si chiamerà… Futura. Che importa se la storia sia vera o se Lucio Dalla se la sia inventata di sana pianta. Se non è esistita in quel luogo che chiamiamo realtà, è transitata nella sua immaginazione. Poco cambia.

Non resisto. In barba a ciò che sostenevo all’inizio di questa nota, decido di imbracciare la chitarra e tentare una cover che possa avere un senso, almeno per me. Tolgo il testo, la scompagino un po’ per ritmo, forma e armonie e provo a descrivere con le corde del mio strumento le sensazioni che quel capolavoro continua a smovere in me a ogni ascolto. Di getto, senza troppe costruzioni né costrizioni. Come fa un poeta con il suo taccuino, così faccio con il mio registratore. Buon ascolto.


 

Dove vado ora? Suggeriamo di provare David Riondino, Andrea Clanetti, Leonardo Cemak e Francesco Scalone

Claudio Farinone