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Numero tre: editoriale

27/03/2026

Ubaldo Stecconi

Splende il sole sul mondo

Scrivo questa nota il 25 marzo 2026. La guerra che Israele e Stati Uniti hanno lanciato sull’Iran quasi un mese fa ha provocato oltre 1500 morti (fonte), un barile di petrolio costa circa un terzo di più e le scosse provocate dal conflitto stanno mettendo in pericolo la stabilità economica e politica del mondo. Il futuro è avvolto nel buio e non dobbiamo dimenticare che questa guerra è solo uno dei 90 conflitti armati che troviamo oggi nel registro dell’università di Ginevra (fonte).

Quindi, a noi sembra evidente che mai come in questo periodo sia necessario parlare di utopie.

Da quando Thomas More ha coniato il termine «utopia» per il suo romanzo (fonte dell’immagine), esso è diventato sinonimo delle condizioni che permettono alle persone di vivere bene nella città e nello stato. Il titolo esteso infatti è Libellus… de optimo reipublicae statu deque nova insula Utopia, vale a dire: «la migliore forma di Repubblica». Questa parte del titolo è chiara. Il neologismo che dà il nome all’isola, invece, è radicalmente ambiguo; può significare «luogo inesistente» oppure «luogo felice».

Una ambiguità fertile e vivace si coglie un po’ in tutto questo terzo numero di Clorofilla; nel breve saggio di Adelino Zanini, che si chiede se sia lecito credere che possiamo usare la tecnologia a nostro piacimento, così come nell’appassionante ricerca delle diverse forme assunte dal concetto di utopia nel corso del tempo che Manuela Iannetti ha condotto in un gran numero di archivi. L’Europa è invece l’utopia di Paola Cattani, la cui riflessione ci porta a Simone de Beauvoir, e della nostra redattrice Giulia Torbidoni, che ci fa ascoltare una bella conversazione con due esperti giornalisti a Bruxelles. Non poteva essere altrimenti perché, in mezzo alle tante tragedie umane, alcuni dei missili veri e figurati che sono volati finora in questo 2026 minacciano il «principio di leale cooperazione» fra stati sovrani, che è forse il cuore dell’Europa unita e la grande innovazione geopolitica del Novecento. Minacciare questo principio rischia di privarci di un progetto che è prima di tutto una speranza di pace per l’Europa e per il mondo intero.

L’utopia mette in moto l’immaginazione anche degli altri autori di questo numero primaverile di Clorofilla: le allegorie ariostesche di Diego Marani, il racconto della genesi dell’ultima opera di Andrea Clanetti, il sorprendente e raffinato racconto di Fernando Gentilini, quello di Fabrizio Blini — insieme serio e divertente — le riflessioni di Leonardo Cemak e la cover di Claudio Farinone, che rilegge la canzone forse più utopica della musica leggera contemporanea.

In questo 2026 costa fatica immaginare — come fece Campanella circa un secolo dopo Thomas More (fonte dell’immagine) — un sistema ordinato, armonioso e razionale; ma crediamo che sia necessario farlo proprio perché è difficile. Se non siamo noi di Clorofilla a parlare di un mondo su cui deve tornare a splendere il sole, chi altri può farlo con altrettanta spontaneità e convinzione?

Speriamo che anche in questo terzo numero i pezzi che vi proponiamo incontrino il vostro gradimento e interesse. Dopo la pubblicazione del numero due lo scorso novembre, sono comparsi tre nuovi pezzi. Faremo lo stesso d’ora in poi. Jack Lucchetti e il sottoscritto hanno aggiunto le loro riflessioni sul tema «Utopie» e il poeta filippino RayVi Sunico ci offre un’antologia tascabile della sua opera. I lettori che ci hanno mandato l’indirizzo e-mail sono stati informati per primi di queste nuove uscite. Lasciateci anche voi l’email in fondo alla homepage oppure, meglio ancora, iscrivetevi al nostro nuovo canale WhatsApp.

Buona visione, buona lettura e buon ascolto.

 


 

L’immagine in evidenza e le immagini della homepage sono particolari tratti da questa fonte

Ubaldo Stecconi