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Dal taccuino di viaggio di Ismaele

27/03/2026

Andrea Clanetti

«Chiamatemi Ismaele» è la prima frase che ci rivolge il marinaio che racconta la storia di Achab e della sua caccia utopica e ossessiva alla grande balena bianca. Moby Dick è una fabbrica di interpretazioni che non si ferma mai. Per me, al cuore della fabbrica c’è proprio questa frase. Come si chiama davvero il marinaio non lo sappiamo.

Ismaele ha iniziato a parlarmi più di vent’anni fa, forse perché – da veneziano – ero andato a vivere in una città lontano dal mare nel cuore dell’Europa. Un poco alla volta, la storia di Moby Dick era diventata un’ossessione anche per me. Dovevo mettermi in cammino, anche se la destinazione era ignota e magari inesistente.

Non riuscivo però a liberarmi da un dubbio. Se non siamo sicuri nemmeno di come si chiami il marinaio che ci racconta la storia, come facciamo a essere sicuri di tutto il resto?

Non ero più certo che Moby Dick fosse la balena astuta e inafferrabile che era già costata una gamba ad Achab e che sarebbe costata la vita a lui e a tutto l’equipaggio del Pequod, tranne – per nostra fortuna – che all’ineffabile Ismaele.

Magari era un altro essere gigantesco e spaventoso. Nella mia nuova città lontano dal mare, era naturale che la sfida mortale all’equipaggio del Pequod la portasse Godzilla.

Passa il tempo, torno a Venezia e vedo con chiarezza davanti agli occhi dove mi aveva condotto il cammino. Nella laguna, la nemesi di Achab era un colossale granchio blu geneticamente modificato dai fanghi di Porto Marghera.

Finisce qui la storia di come è nata la mia opera intitolata Dal taccuino di viaggio di Ismaele. Dopo vent’anni sono finalmente libero e pronto a inseguire la prossima utopia.

Dal taccuino di viaggio di Ismaele è disponibile presso la Bottega del Tintoretto a Venezia | www.tintorettovenezia.it | +39 353 4649931

 


 

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Andrea Clanetti