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Fare ponti con Il Ponte rosso

30/05/2026

Walter Chiereghin

Il Ponte rosso è una rivista web di arte e cultura, nata come filiazione di una rivista cartacea triestina che qualche settimana prima aveva cessato le pubblicazioni (home page). Si chiamava Trieste ArteCultura, e chi scrive l’aveva diretta per oltre quattro anni, dopo la scomparsa del suo fondatore, il critico e poeta Claudio H. Martelli. Il nome che fin dal numero zero avevamo scelto voleva da un lato sottrarre all’attenzione del pubblico una connotazione troppo limitatamente localistica, dall’altro, rivolgendosi in prima battuta a lettori triestini o di area giuliana, richiamare tale specifica attenzione, utilizzando un toponimo ben noto a tutti loro. Ma un’altra ragione ci aveva suggerito quel «battesimo»: la parola Ponte aveva uno specifico significato in una città che, anche a livello culturale, era divisa in una pluralità di isole e isolotti, primi tra tutti per estensione quello delle due comunità italiana e slovena, ma con altri territori separati come monadi (o, se si preferisce una metafora meno filosofica, come bolle in una forma di Emmenthal): i laici da una parte, i cattolici da un’altra, e così accademici e giornalisti, residenti e immigrati e così via.

Altri ponti che avremmo voluto gettare erano quelli verso chi faceva un «mestiere» simile al nostro, cosa solo parzialmente riuscita, per quanto ora ci collega ad altre associazioni e ad altre risorse editoriali, quali la Società Dante Alighieri, nella sua articolazione goriziana, l’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia, il sito parigino di altritaliani.net, qualche Casa editrice, il Circolo della Stampa di Trieste, qualche libreria locale, il Museo della Letteratura LETS, istituzioni come èStoria a Gorizia, Pordenonelegge dove sapete. Da oggi, neonato, con il rapporto che intendiamo stabilire con Clorofilla.

Nei primi contatti con ciascuna di queste realtà e naturalmente con i lettori, cerchiamo di render note ai nostri interlocutori alcune connotazioni della nostra iniziativa: siamo un’associazione senza fini di lucro (tutti noi lavoriamo su basi assolutamente volontarie e — ahimé — a titolo non retribuito), non abbiamo alcun riferimento politico se non quello di una convinta adesione ai valori fondanti espressi dalla nostra Costituzione, intendiamo essere aperti a ogni collaborazione che allarghi e non limiti il raggio di azione di ciò di cui intendiamo continuare ad occuparci, nella convinzione di rendere un servizio utile a quanti ci seguono.

Per un’iniziativa editoriale come la nostra, nata e finora vissuta senza una lira in tasca, che conta prevalentemente sui contributi che ci derivano dalle quote associative di un’Associazione culturale APS che abbiamo costituito, dalle sottoscrizioni del 5 per mille e da qualche generosa donazione, non è stata precisamente una passeggiata. Per questa ragione siamo particolarmente orgogliosi di aver superato proprio in questi giorni, con la pubblicazione del numero di aprile, la pietra miliare che segna gli undici anni trascorsi da quel numero zero del 2015. Si tratta di un traguardo non usuale né scontato per riviste culturali, incluse quelle che nascono su basi ben più consistenti di quelle sulle quali abbiamo potuto contare noi.

In questi anni abbiamo fatto anche altre cose oltre alla pubblicazione del mensile che continuiamo a sfornare con una certa continuità e puntualità un mese dopo l’altro. Abbiamo pubblicato una piccola collana di libri, sotto il marchio di Libreria del Ponte rosso, immodesta emulazione della «Libreria della Voce» fondata nel 1911 a Firenze da Giuseppe Prezzolini, nata come costola della omonima rivista culturale La Voce (1908-1916). Stiamo pubblicando in forma di e-book in formato pdf una collana di saggistica Saggi del Ponte rosso e ci piacerebbe riprendere la pubblicazione nella medesima forma di qualche numero di testi di drammaturgia, poesia e narrativa, Letture del Ponte rosso, iniziativa che avevamo assicurato con cinque numeri soltanto tra il febbraio del 2020 e il settembre dell’anno successivo, ma le risorse sono quelle che sono. E tutto ciò — a parte i libri — è disponibile e scaricabile gratuitamente dal sito — ilponterosso.eu, che ci sforziamo di tenere aggiornato — dove è pure presente l’archivio di (quasi) tutti gli articoli sinora pubblicati, rintracciabili dalla home page con una ricerca full-text.

 

Nel 2025 abbiamo tentato sperimentalmente di istituire, con il concorso dell’Università di Trieste, una Scuola di giornalismo culturale e alcuni dei ragazzi che l’hanno frequentata sono ancora con noi, se non altro per abbattere l’età media dei contributori alla redazione della rivista, ma anche, fuor di celia, per portare un po’ di aria fresca e di nuove idee e tematiche.

Con le premesse di quanto abbiamo scritto non è difficile comprendere da dove nasca il nostro interesse per stabilire un ponte con Clorofilla. Incuriositi e a un tempo attratti da un progetto che si autodefinisce «tanto ambizioso quanto necessario: riparare Internet». Speriamo, anzi confidiamo di contribuire alle attività di riparazione, mentre cogliamo anche nel nome che gli amici di Clorofilla si sono scelto, com’è stato per noi quando, undici anni fa, ci è ventura sotto la tastiera la parola Ponte: «uno spazio digitale dove si respira aria pulita».


 

Fare click nell’immagine qui sotto per leggere il numero 127 de il Ponte rosso, di giugno 2026 che comprende la presentazione di Clorofilla a firma di Ubaldo Stecconi

 

Walter Chiereghin