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Imagine | La canzone che sussurra un sogno

27/03/2026

Claudio Farinone

Ho sempre amato e ammirato l’astronomia. Non tanto per i calcoli di cui gli studiosi sono capaci, o per le mirabolanti osservazioni dei corpi celesti in movimento, quanto per il suo disarmante aspetto filosofico.

Abitiamo in un pianeta insignificante, ai margini di un sistema planetario di poco conto, di dimensioni trascurabili rispetto alla grandezza dell’universo intero. La nostra vita dura molto meno di una sola nota in una sinfonia di Beethoven. Il soffio di un granello di sabbia in un immenso deserto. Cosa ci sarà al di là di tutto ciò? Quale sarà il senso, ammesso che sia importante? E forse il «senso» stesso non è altro che una nostra costruzione mentale.

L’astronomia è uno spazio possibile per immaginare.

Fonte

Mi piace pensare che quando John Lennon, ancora fresco di divorzio dai Beatles, scrisse Imagine di getto, nella sua casa di campagna e accanto alla sua amata Yoko, avesse pensato di trovarsi su un pianeta lontano da cui osservare la Terra. E che da quella distanza non avesse percepito alcun confine ma solo le masse di terra, acqua e aria che s’intersecano tra loro in armonia, come il simbolo dello Yin e dello Yang.

Nessuna traccia dell’uomo e dei suoi conflitti, nessun paradiso e nessun inferno sotto di noi, nessuna patria e nessuna ragione per vivere o morire…

Una visione lineare e libera dalle complicazioni umane che la sua penna, o meglio, la sua immaginazione, tradusse in una canzone dal contenuto musicale semplicissimo ma non scontato. Eppure, ogni frase del testo dà uno scossone alla nostra staticità imbrigliata negli schemi abituali.

Sì, potete dire che io sia un sognatore, ma che c’è di male? Immaginate che non ci siano patrie né religioni che possano sopraffare quelle altrui. Che si possa vivere sereni il nostro soffio senza influire su quello altrui e senza desiderarne il possesso. È facile, no? Se ci provate, è facile.

Vi lascio questa semplice versione strumentale, in compagnia della mia chitarra baritona e v’invito a provarci. A scrivere un altro testo che descriva ciò che vedete voi da quel pianeta osservando la Terra. Vi invito a liberarvi di voi stessi e a volare nello spazio infinito della creatività.


 

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Claudio Farinone