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Il nostro paesaggio letterario

10/07/2025

Karina Africa Bolasco

La letteratura filippina è tanto ricca quanto lo è la sua storia di terra di conquista e di resistenza. È una letteratura piena di epopee, miti, forme poetiche, contrasti e tenzoni, e storie che sono sopravvissute a quasi quattro secoli di colonizzazione, tramandate di generazione in generazione, oralmente o grazie all’inchiostro degli stampatori, e che continuano a influenzare e plasmare, in misura maggiore o minore, la scrittura contemporanea in tutte le sue forme nuove e variegate, come la letteratura fantastica o dell’immaginario, la letteratura sul cambiamento climatico, i graphic novel e i fumetti, fino al genere denominato new adult. Il nostro è un intreccio squisitamente filippino di culture autoctone e del sudest asiatico, a cui si sono sovrapposte quelle europee del Vecchio Mondo e un sistema di istruzione americano, espresse nelle voci chiare e inconfondibili della letteratura contemporanea.

In questo contesto, occorre sottolineare in modo particolare la presenza dei giovani scrittori. Oltre il 30% della nostra popolazione è composta da giovani, i quali rinnovano sia i contenuti che le forme letterarie con energia e idee nuove.

La tecnologia dà una grande spinta ai giovani scrittori, che la maneggiano con abilità. Scrivono e leggono su un gran numero di piattaforme, esplorando nuovi generi come la climate fiction, il noir, la narrativa speculativa, young adult e new adult, i romanzi rosa, la pop fiction (fantasy e mystery) e, soprattutto, i graphic novel. Scrivono in molte altre lingue oltre all’inglese e al filippino. Jonaxx è un esempio. Autrice poco più che trentenne di Cagayan de Oro (Mindanao), Jonaxx ha 5,5 milioni di giovani lettori su Wattpad che seguono la sua pop fiction con passione (ha persino la sua app personale: Jonaxx Stories). Ai festival letterari, i fan la accolgono con l’entusiasmo solitamente riservato a una rockstar.

Negli ambiti letterari più tradizionali in inglese e filippino, i giovani autori non vincono solo il Palanca (il più prestigioso premio letterario filippino), ma anche riconoscimenti internazionali e vengono pubblicati da editori stranieri, pur scrivendo da Mindanao o dalle Visayas. Più della metà dei diritti di traduzione che continuano a essere venduti a livello internazionale riguardano i graphic novel. E anche se il testo è circoscritto ai fumetti, il disegno è sempre sorprendente e i temi mistici e spirituali.

I quattro secoli di colonizzazione delle Filippine ebbero inizio nella seconda metà del 1500, quando le isole caddero sotto il dominio della Spagna. Nel 1898, l’arcipelago divenne una colonia diretta degli Stati uniti e tale rimase fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Una delle nostre giornaliste e saggiste più stimate, la compianta Carmen Guerrero Nakpil nota per l’umorismo tagliente e irriverente, riassunse così la situazione nella sua raccolta di saggi Not Woman Enough: Noi filippini siamo cresciuti per 331 anni in convento e per altri 50 a Hollywood.

La battuta è ironica ma Nakpil non ha mai sminuito il trauma nazionale che spiega in gran parte perché oggi siamo questo groviglio di contraddizioni, perché la nostra letteratura e scrittura siano così interessanti e imprevedibili, così vivaci e piene di spirito.

Il National Artist for Literature, Bienvenido Lumbera, ha descritto il nostro sviluppo letterario come “un’alternanza fra dignità e acquiescenza da parte dell’immaginario creativo filippino, in un contesto culturale alimentato dall’interazione del nostro popolo con due diversi padroni coloniali”. Ogni narrazione scaturisce da un processo interculturale, che lo scrittore ne sia consapevole o meno. Il nostro popolo parla 135 lingue, tutte marginalizzate dall’egemonia dell’inglese ed escluse fino agli anni ’90 dal mondo editoriale, quando i romanzi rosa in tagalog cominciarono a diventare grandi bestseller.

Il 10% della popolazione filippina, che conta in totale 112 milioni di persone, risiede e lavora all’estero. Queste comunità di residenti e di lavoratori emigrati della logistica e dei servizi sanitari leggono avidamente i romanzi rosa in tagalog esportati da Manila. Anche le scuole internazionali frequentate dai loro figli acquistano i libri di testo delle case editrici di Manila.

Fra queste comunità si sta scrivendo letteratura, soprattutto su piattaforme online come Wattpad e simili, che si arricchisce e si colora politicamente grazie all’interazione con le diverse culture ospitanti. Aumenta così il grado di originalità e di diversificazione di questa esperienza collettiva, un fenomeno che si riflette anche nella produzione artistica e letteraria.

Nick Joaquin, il National Artist for Literature la cui scrittura, secondo molti, non ha pari nella sua generazione, non crede che la stratificazione di culture che si è depositata sopra quella nativa e asiatica abbia provocato un trauma o una vittimizzazione dei soggetti coloniali, bensì che essa abbia arricchito un popolo che ha accolto gli strumenti e le tecnologie portati nelle nostre isole dalla Spagna. Nel classico Culture and History (Anvil Publishing, 2004 e 2017), Joaquin afferma che dobbiamo abbandonare i discorsi che partono dal presupposto che potremmo chiamare “come sarebbe andata se…”. Dobbiamo anzi venire a patti con il passato ed essere orgogliosi del nostro patrimonio ibrido.

L’illustre scrittrice e femminista Ninotchka Rosca sostiene che “l’inglese di Joaquin ha la melodia dello spagnolo e del tagalog. Joaquin è stato il primo scrittore filippino a mettere a fuoco le impossibili contraddizioni di una civiltà tribale sulla quale si sono aggiunte le visioni del mondo spagnola e americana. E poiché quella civiltà tribale aveva al centro le donne, le eroine di Joaquin sono complesse, romantiche e ribelli”.

Il panorama letterario filippino è molto dinamico: presentazioni di libri nuovi, letture pubbliche, laboratori di scrittura, premi e concorsi letterari, fiere e festival. Le case editrici indipendenti si stanno affermando e i libri che pubblicano vincono premi e riconoscimenti. Emergono sempre più editori regionali indipendenti, come Istorya Studios, Savage Mind, Kasingkasing Press e Aklat Alamid, che pubblicano opere nelle lingue locali e sono ormai realtà consolidate. Nel 2023 sono stati pubblicati 10.297 nuovi titoli, il dato più alto degli ultimi dieci anni. Questo numero è addirittura cresciuto del 26% nel 2024 fino a toccare 13.018 nuovi titoli. Queste cifre però sono ancora basse rispetto alla produzione dei nostri vicini. L’afflusso di libri americani nel nostro mercato continua sin dal tempo periodo in cui il Paese era una colonia statunitense e ancora oggi le Filippine vengono considerate parte del mercato editoriale americano.

La produzione abbraccia una grande varietà di generi: libri per bambini, gialli, romanzi rosa in inglese e filippino, graphic novel e fumetti, saggi accademici, biografie e memorie, poesia e narrativa.

Il fatturato totale, secondo quanto riportato dagli editori al National Book Development Board, l’agenzia statale filippina per l’editoria, nel 2023 hanno raggiunto gli 11,1 miliardi di pesos filippini, pari a quasi 178 milioni di euro

La rete di distribuzione commerciale è solida e sono molti i punti vendita dove i libri possono incontrare i loro lettori. Come in ogni altro settore, la pandemia ha rappresentato un momento di svolta. La spinta più decisiva è stata la proliferazione dei negozi online, come Shopee e Lazada, che hanno aggiunto i libri agli articoli in vendita. Ciò ha comportato la cancellazione delle commissioni piuttosto alte delle librerie tradizionali. Di conseguenza, alcuni editori hanno visto raddoppiare o addirittura triplicare le vendite.

La pandemia ha anche accelerato la digitalizzazione di moltissime attività del settore, se non di tutte. I pagamenti tramite carta e i bonifici online sono diventati improvvisamente la norma. Il nostro e-commerce non è ancora ai livelli dei paesi vicini, ma il suo potenziale non è mai stato così evidente. Statista, la piattaforma globale di dati e business intelligence, stima che il mercato dell’e-commerce, valutato in 13,5 miliardi di euro nel 2022, crescerà fino a 54 miliardi entro il 2030.

In un paese dove tanti cittadini fanno ancora fatica a soddisfare i bisogni di base, i libri non sono un acquisto indispensabile, si può sempre andare alla biblioteca pubblica. Alcune autorità provinciali e municipali si prendono attivamente cura delle biblioteche, ma rimane la sfida di costruire l’infrastruttura per la creazione di una buona rete pubblica a livello nazionale. A integrazione delle biblioteche pubbliche esistono varie iniziative private che, fra le altre cose, si occupano di raccogliere e distribuire le donazioni di libri.

Nel 2021, il National Book Development Board ha creato una rete di centri alternativi per la lettura e la narrazione che ad oggi è presente in 113 spazi.

Nel nostro firmamento editoriale non ci sono agenti letterari; sono gli editori stessi a rappresentare i propri autori; quindi, si sviluppa tra loro qualcosa di più di un rapporto professionale che, quando funziona bene ed è alla pari, si trasforma in un rapporto di amicizia.

L’ecosistema letterario è ben strutturato.

I Don Carlos Palanca Memorial Awards for Literature, con premi per oltre 50 vincitori in 20 categorie, si tengono ogni anno dal 1950 e rimangono il premio letterario più prestigioso in assoluto nelle Filippine, quasi un rito di passaggio per uno scrittore. Fra le categorie premiate figurano anche opere scritte nelle lingue regionali. Oltre ai Palanca Awards, anche il Manila Critics Circle riconosce dal 1981 i migliori libri pubblicati.

Fra le associazioni di scrittori, vanno menzionate la PEN Philippines, fondata nel 1957 e l’UMPIL (Writers Union of the Philippines) del 1974. Fra i laboratori di scrittura, il Silliman Writers Workshop lanciato nel 1963 è il primo laboratorio universitario di scrittura di tutta l’Asia. Cinque altre università ospitano workshop simili durante l’estate.

Le fiere del libro sono un altro indice di vitalità dell’ambiente. Per esempio, la prima edizione della fiera internazionale del libro di Manila è del 1979. I concorsi, i premi, i laboratori di scrittura e le fiere del libro che descrivo sono tradizioni letterarie di lunga data nelle Filippine. Insieme cosituiscono la spina dorsale della letteratura. Seguono il sistema letterario lungo tutto il ciclo vitale: scrittura, comunità, pubblicazione, riconoscimento e lettori.

Grazie alla tecnologia digitale che si è democratizzata, nell’ultimo decennio la letteratura filippina ha attirato l’attenzione di piccoli e grandi editori stranieri. Negli anni ’90, i nostri scrittori che volevano emergere nel mercato internazionale dovevano trasferirsi a New York o a Londra. Oggi non è più così. Ci sono scrittori che rimangono nella città natale, alcuni anche in provincia, e che vengono pubblicati da grandi editori americani o da case editrici indipendenti. Altri sono diventati professionisti del settore editoriale per conto di aziende internazionali, non come scrittori, ma in qualità di redattori, illustratori, grafici e progettisti di libri.

Eric Gamalinda, uno scrittore e poeta filippino che ha ricevuto importanti riconoscimenti e che è emigrato negli Stati Uniti negli anni ’90, ha scritto: “Ogni scrittore dà il suo contributo a una voce collettiva che ricerca e definisce chi siamo e dove stiamo andando. La nostra è una storia complicata e siamo moltitudini sparse in tutto il mondo”.

Gli studiosi dibattono da tempo queste difficili questioni. Noi crediamo che tutti i testi scritti all’interno di una nazione — o di un’idea di quella nazione — costituiscano la nostra identità letteraria. Considerando la lunga storia di diaspora del nostro paese, questa identità è necessariamente un concetto fluido.

Sappiamo cosa sono i libri. Sono abitati dallo spirito del tempo; vengono plasmati da menti curiose e brillanti; sono forgiati dalle forze della creatività e dell’immaginazione; vengono perseguitati dai fantasmi delle rivoluzioni del passato, mossi e forse turbati dalla psiche di ogni nuova generazione, modellati dalla forza della natura e dal nostro scontro con essa, ispirati dalla saggezza degli antichi e sostenuti dal soffio vitale di un futuro di sicurezza e giustizia.

I libri danno alla luce altre opere d’arte e influenzano le pratiche culturali. Si trasformano in cinema e teatro.

Per concludere questa storia del nostro paesaggio letterario, citerò un verso da una poesia di Gemino Abad, l’ultimo a ricevere nel 2022 l’Order of National Artist: Il futuro è plasmato dalle parole.

I tre National Artists for Literature viventi:

  • Resil Mojares, il nostro principale studioso e intellettuale, Professore Emerito all’Università di San Carlos a Cebu, nelle isole Visayas.
  • Virgilio Almario, prolifico poeta in filippino, nonché traduttore e lessicografo.
  • Gemino Abad, poeta in inglese — che considera una lingua delle Filippine — storico letterario e antologista di poesia e narrativa.

[Traduzione a cura di Ubaldo Stecconi]


 

Dove vado ora? Suggeriamo di provare Fernando Gentilini, Diego Marani e John Bengan [italiano/English]

Karina Africa Bolasco